Archinuè

musica etnica d'autore

h. 19, main stage
2016

Archinuè, musica etnica d'autore

Archinué è una parola che in siciliano antico sta ad indicare l’Arco di Noè, e cioè l’arcobaleno.

Ci hanno messo una decina di anni, ma gli Archinué sono arrivati alla grande vetrina del Festival di Sanremo, con risultati di grande dignità. Il brano in gara, “La marcia dei santi”, è valso loro il Premio della Critica intitolato a Mia Martini e un apprezzabile quinto posto fra le Nuove Proposte.

La loro è una formula ampiamente collaudata nel circuito alternativo italiano, ma questo gruppo siciliano ha osato portarla là dove sembrava magari fuori luogo ottenendo qualcosa di concreto dopo anni di gavetta.

Il loro album d’esordio “Oltremare è un lavoro che si discosta da tutti i prodotti “made in Sanremo”.

Il circuito musicale frequentato dagli Archinuè è infatti quello della patchanka nostrana: ritmi country e ska, atmosfere popolari e festaiole, folk-rock, sapori etnici e influenze irlandesi a costruire una proposta agrodolce e multicolore.

Ma tra le influenze del quartetto catanese emergono anche Fabrizio De André (“Fiaba”), Ivano Fossati (“Pagine e storia”), Vinicio Capossela (“Il valzer delle alcove”) e forse anche Max Gazzé (“Il paradiso degli orchi”). Tutto ciò nulla toglie al valore della loro musica, arricchito dall’uso di strumenti tradizionali e artigianali appositamente costruiti, da buone composizioni, ottimi arrangiamenti, citazioni e simpatici siparietti come l’inno di Mameli a suon di chitarra elettrica alla maniera di Jimi Hendrix a introdurre “Don Peppino Garibaldi”.

La personalità non manca agli Archinué soprattutto nella dimensione live.